
Si entra in questo libro, e dentro
Amsterdam, attraverso la bocca viperina del canale del Mare del Nord. Visto dall'alto, tra i fumi delle fabbriche che lo fiancheggiano, sembra un drago wagneriano che difende con i suoi vapori la caverna del tesoro. Marta Morazzoni, turista non più occasionale, come si definisce, supera pericoli e guardiani con occhi divertiti e passo leggero, sale su una
bicicletta - "lo dico a costo della banalità: le biciclette di Amsterdam sono una cosa meravigliosa" - e parte alla ricerca del tesoro. Il Gouden Eeuw, quel Seicento grandioso e operoso su cui poggia tuttora il paese, è solo una parte della sua ricchezza, perché altri sono i materiali, meno nobili ma più duraturi, in cui si è forgiato: il legno, la pece, il catrame, i colori, l'inchiostro. Il primo incontro è, inevitabilmente, con Jan Vermeer, il pittore della "Ragazza con turbante", che riporta la sua solo in apparenza quieta porzione di mondo, mentre intorno preme la città nuova, la Amsterdam che i forzati del viaggio 'fanno' in due giorni affannandosi a guardare a destra e a sinistra lungo i palazzi e i canali principali, per approdare al porto e magari nel quartiere a luci rosse. Ma se si osserva bene, mescolati tra la folla si riconoscono Rembrandt, Spinoza, Anna Frank, o le silenziose e segretissime beghine, oppure l'alto e dinoccolato Inni Winthrop, personaggio di romanzo diventato più presente delle figure reali. E poi ci sono i quartieri appartati, i caffè e i ristoranti dove arriva l'aria del
mare, così prossimo e importante eppure così lontano, e tutto il fascino di una città che non mette in vetrina il suo passato, ma lo usa, "come una famiglia che abbia in tavola tutti i giorni le posate d'argento". [
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