giovedì 11 dicembre 2008

Pellegrinaggi persiani. Viaggi attraverso l'Iran (Afshin Molavi)

Pellegrinaggi persiani. Viaggi attraverso l'Iran. Di Afshin Molavi, ed. Il Saggiatore 2005"Mi hanno detto che lei scrive per un giornale americano. Forse la mia storia potrebbe interessarle." Un giornalista che si aggira per l'Iran chiedendo ad autorità e gente comune come vivono, di cosa hanno paura e in cosa sperano non passa inosservato. A ogni fermata del viaggio è preso d'assalto da una folla di voci ansiose di raccontare storie diversissime, specchio di un paese in cui, oltre il velo della retorica ufficiale, si agitano mille fermenti. È come se studenti progressisti e conservatori, esponenti religiosi, giornalisti, politici, adolescenti fanatici di tutto ciò che arriva dall'Occidente aspettassero solo l'occasione per parlare di matrimonio e censura, del rapporto tra politica e religione, di movimento democratico e di eredità della rivoluzione islamica. Ad Afshin Molavi, loro connazionale alla scoperta della terra che per lui è solo un ricordo di infanzia, raccontano un paese lacerato tra l'aspirazione alla libertà che accomuna tutti i ceti e l'oscurantismo degli ayatollah che hanno tutti i poteri. E lui tocca con mano quel contrasto: nelle biblioteche finanziate dal regime in cui i libri che tramandano il verbo di Khomeini si coprono di polvere, mentre in libreria le biografie delle star di Hollywood vanno a ruba; nella risolutezza con cui i tassisti rifiutano la corsa ai religiosi; nei fogli filodemocratici infilati furtivamente nei quotidiani conservatori da giornalai che si improvvisano campioni della libertà di stampa. Poi c'è la Storia, che in Iran è materia incandescente e condiziona politica e società: solo i custodi più fedeli della tradizione, dallo scià ai leader religiosi, possono comandare il paese. Per raccontarla, Molavi ha scelto luoghi simbolici come la tomba di Ciro il Grande sull'altopiano di Pasargade e quella dedicata al poeta del Trecento Hafiz, il sacrario che celebra i trecentomila caduti della guerra contro l'Iraq, il mausoleo di Khomeini a Teheran. Ogni tappa di questo pellegrinaggio nel passato mette di fronte a una civiltà raffinata che ha assorbito conflitti e scontri feroci, lasciando il presagio che l'integralismo religioso non scriverà l'ultima parola nella storia millenaria della Persia. [vedi la scheda completa del libro]
 
 

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venerdì 4 aprile 2008

'Era meglio se stavo a casa!'. I grandi scrittori raccontano i loro peggiori viaggi (AA.VV.)

Era meglio se stavo a casa! I grandi scrittori raccontano i loro peggiori viaggi. autori vari, ed. FBE 2006Una divertente antologia che raccoglie le esperienze più disastrose in giro per il mondo di cinquantuno famosi romanzieri, giornalisti e scrittori di viaggio. Isabel allende a Parigi che congela in un camper sfasciato; Paul Theroux che fugge da un attacco in Zambia; Larry Collins e le sue disavventure come inviato in Siria e in Iraq; Barbara Kingsolver cacciata da un ristorante newyorchese; Dominqique Lapierre e il suo primo viaggio alla Città della gioia; Michael Dorris spedito come un pacco postale da un aeroporto all'altro in Europa, mentre cerca di andare da New York all'Alaska e molti altri. [vedi la scheda completa del libro]
 
 

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domenica 24 giugno 2007

Effendi (Freya Stark)

Effendi. Di Freya Stark, ed. Guanda 2004Settembre 1939: alla vigilia dello scoppio del conflitto, Freya Stark, viaggiatrice e scrittrice inglese, viene invitata a partecipare a una missione in Medio Oriente per conto del ministero dell'Informazione britannico. Profonda conoscitrice della lingua e della cultura arabe, a suo agio tra i grandi così come tra la gente comune, la Stark si sposta nel corso di quattro anni tra l'Egitto e la Giordania, Aden e Bagdad, svolgendo con intelligenza e passione compiti diplomatici e di propaganda. Nel raccontare quella missione traccia un appassionante quadro d'insieme dello scacchiere medio-orientale durante la Seconda guerra mondiale; intuizione e tema centrale è l'ascesa della classe media araba: una 'rivoluzione' che la Stark presenta attraverso il ritratto del giovane 'effendi', il 'signore', funzionario e professionista, che ha studiato in scuole statunitensi ed è amico degli inglesi, possibile membro di una classe dirigente araba ancora in embrione. Pubblicato per la prima volta nel 1945, "Effendi" è un mosaico di straordinaria sensibilità e spesso singolare lungimiranza, composto di volti e paesaggi in una scrittura fresca e quasi diaristica. E' un'analisi etnologica e politica condotta sul campo, animata da un'attenzione tutta femminile per i dettagli e per le donne, un'opera giustamente famosa la cui lettura aiuta a comprendere quell'intrico di storie e di ragioni che ancora oggi rendono le questioni medio-orientali, dalla Palestina all'Iraq, così cruciali e così roventi. [vedi la scheda completa del libro]
 
 

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