lunedì 2 marzo 2009

Luna di miele intorno al mondo (Dominique Lapierre)

Questo è il resoconto del viaggio di nozze di Dominique Lapierre al fianco della prima moglie Aliette, redattrice di "Paris Match". Negli anni Cinquanta, scegliere il mondo intero come meta di un viaggio di nozze non è una sfida da poco, soprattutto quando si progetta di partire senza sapere come pagare la benzina e l'alloggio per la sera. Dopo la prima avventura - narrata nel fortunato "Un dollaro mille chilometri" - che aveva aperto a Dominique Lapierre le porte dell'America, l'insaziabile sete di scoperte lo spinge a ripartire per orizzonti più vasti, insieme alla moglie Aliette. Il City Hall di New York, dove viene celebrato il matrimonio, è il punto di partenza del periplo a bordo di una vecchia Dodge decappottabile. Budget iniziale: trecento dollari e il proposito di guadagnarsi da vivere strada facendo. I due viaggiano per Stati Uniti, Messico - dove conoscono Luis Bunuel durante le riprese di "Le avventure di Robinson Crusoe" - Giappone, Cina, Corea - dov'è in corso la guerra - Thailandia, India, Pakistan, Afghanistan e Iran. A San Francisco si improvvisano commessi in due grandi magazzini prima di affrontare la traversata del Pacifico. In Giappone sarà invece Aliette a rimpinguare le finanze della coppia, disegnando un'intera collezione di moda e racimolando, in un mese, il necessario per proseguire. Avventurosa e intraprendente, la giovane coppia non si ferma davanti a nulla. Dominique e Aliette non possiedono denaro e si affidano alle opportunità offerte dai paesi visitati, agli introiti ricavati dai reportage inviati ai giornali francesi e alla fortuna. Si improvvisano venditori e insegnanti, senza rinunciare a esperienze esotiche ed emozionanti. Pur con pochi mezzi, i due sposi non si pongono limiti di sorta: le cinque valigie zeppe degli abiti da sera di Aliette permettono loro di essere ricevuti ovunque, al veglione a bordo della nave che li porta da San Francisco al Giappone, o a una cena di gala in India, nei saloni scintillanti d'oro e di pietre preziose di un maragià. Dominique e Aliette stringono amicizie dappertutto, conquistano simpatie, vengono osannati dalle cronache locali che ne ammirano l'intraprendenza e lo spirito d'adattamento. Dai grattacieli di New York ai 'ghaut' di Benares alle esperienze esotiche - il rito del tè a Kyoto, le fumerie d'oppio a Bangkok - alla miseria dell'India, terra che ispirerà al futuro autore di "La città della gioia" le iniziative umanitarie a favore dei bambini di Calcutta. Il lettore troverà in queste pagine la semplicità, la freschezza, l'umorismo, lo sguardo libero da preconcetti di un viaggiatore convinto che una luna di miele così ardita sia il miglior esordio nella vita, quanto occorre per aprire gli occhi sulla realtà del mondo. [vedi la scheda completa del libro]
 
 

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giovedì 11 dicembre 2008

Pellegrinaggi persiani. Viaggi attraverso l'Iran (Afshin Molavi)

Pellegrinaggi persiani. Viaggi attraverso l'Iran. Di Afshin Molavi, ed. Il Saggiatore 2005"Mi hanno detto che lei scrive per un giornale americano. Forse la mia storia potrebbe interessarle." Un giornalista che si aggira per l'Iran chiedendo ad autorità e gente comune come vivono, di cosa hanno paura e in cosa sperano non passa inosservato. A ogni fermata del viaggio è preso d'assalto da una folla di voci ansiose di raccontare storie diversissime, specchio di un paese in cui, oltre il velo della retorica ufficiale, si agitano mille fermenti. È come se studenti progressisti e conservatori, esponenti religiosi, giornalisti, politici, adolescenti fanatici di tutto ciò che arriva dall'Occidente aspettassero solo l'occasione per parlare di matrimonio e censura, del rapporto tra politica e religione, di movimento democratico e di eredità della rivoluzione islamica. Ad Afshin Molavi, loro connazionale alla scoperta della terra che per lui è solo un ricordo di infanzia, raccontano un paese lacerato tra l'aspirazione alla libertà che accomuna tutti i ceti e l'oscurantismo degli ayatollah che hanno tutti i poteri. E lui tocca con mano quel contrasto: nelle biblioteche finanziate dal regime in cui i libri che tramandano il verbo di Khomeini si coprono di polvere, mentre in libreria le biografie delle star di Hollywood vanno a ruba; nella risolutezza con cui i tassisti rifiutano la corsa ai religiosi; nei fogli filodemocratici infilati furtivamente nei quotidiani conservatori da giornalai che si improvvisano campioni della libertà di stampa. Poi c'è la Storia, che in Iran è materia incandescente e condiziona politica e società: solo i custodi più fedeli della tradizione, dallo scià ai leader religiosi, possono comandare il paese. Per raccontarla, Molavi ha scelto luoghi simbolici come la tomba di Ciro il Grande sull'altopiano di Pasargade e quella dedicata al poeta del Trecento Hafiz, il sacrario che celebra i trecentomila caduti della guerra contro l'Iraq, il mausoleo di Khomeini a Teheran. Ogni tappa di questo pellegrinaggio nel passato mette di fronte a una civiltà raffinata che ha assorbito conflitti e scontri feroci, lasciando il presagio che l'integralismo religioso non scriverà l'ultima parola nella storia millenaria della Persia. [vedi la scheda completa del libro]
 
 

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