Luna di miele intorno al mondo (Dominique Lapierre)
Questo è il resoconto del viaggio di nozze di Dominique Lapierre al fianco della prima moglie Aliette, redattrice di "Paris Match". Negli anni Cinquanta, scegliere il mondo intero come meta di un viaggio di nozze non è una sfida da poco, soprattutto quando si progetta di partire senza sapere come pagare la benzina e l'alloggio per la sera. Dopo la prima avventura - narrata nel fortunato "Un dollaro mille chilometri" - che aveva aperto a Dominique Lapierre le porte dell'America, l'insaziabile sete di scoperte lo spinge a ripartire per orizzonti più vasti, insieme alla moglie Aliette. Il City Hall di New York, dove viene celebrato il matrimonio, è il punto di partenza del periplo a bordo di una vecchia Dodge decappottabile. Budget iniziale: trecento dollari e il proposito di guadagnarsi da vivere strada facendo. I due viaggiano per Stati Uniti, Messico - dove conoscono Luis Bunuel durante le riprese di "Le avventure di Robinson Crusoe" - Giappone, Cina, Corea - dov'è in corso la guerra - Thailandia, India, Pakistan, Afghanistan e Iran. A San Francisco si improvvisano commessi in due grandi magazzini prima di affrontare la traversata del Pacifico. In Giappone sarà invece Aliette a rimpinguare le finanze della coppia, disegnando un'intera collezione di moda e racimolando, in un mese, il necessario per proseguire. Avventurosa e intraprendente, la giovane coppia non si ferma davanti a nulla. Dominique e Aliette non possiedono denaro e si affidano alle opportunità offerte dai paesi visitati, agli introiti ricavati dai reportage inviati ai giornali francesi e alla fortuna. Si improvvisano venditori e insegnanti, senza rinunciare a esperienze esotiche ed emozionanti. Pur con pochi mezzi, i due sposi non si pongono limiti di sorta: le cinque valigie zeppe degli abiti da sera di Aliette permettono loro di essere ricevuti ovunque, al veglione a bordo della nave che li porta da San Francisco al Giappone, o a una cena di gala in India, nei saloni scintillanti d'oro e di pietre preziose di un maragià. Dominique e Aliette stringono amicizie dappertutto, conquistano simpatie, vengono osannati dalle cronache locali che ne ammirano l'intraprendenza e lo spirito d'adattamento. Dai grattacieli di New York ai 'ghaut' di Benares alle esperienze esotiche - il rito del tè a Kyoto, le fumerie d'oppio a Bangkok - alla miseria dell'India, terra che ispirerà al futuro autore di "La città della gioia" le iniziative umanitarie a favore dei bambini di Calcutta. Il lettore troverà in queste pagine la semplicità, la freschezza, l'umorismo, lo sguardo libero da preconcetti di un viaggiatore convinto che una luna di miele così ardita sia il miglior esordio nella vita, quanto occorre per aprire gli occhi sulla realtà del mondo. [vedi la scheda completa del libro]Etichette: Afghanistan, Asia, Calcutta, California, Corea, Giappone, giro del mondo, India, Iran, Messico, New York, Nord America, nozze, Oceano Pacifico, Pakistan, Stati Uniti, Tailandia, USA, viaggio
Le grandi autostrade
Negli anni trenta e quaranta i torpedoni azzurri erano il mezzo di trasporto preferito dagli americani, e le superbe stazioni art déco (disegnate dai più famosi architetti dell'epoca) rappresentavano in ogni città, anche quelle più sperdute, il simbolo del progresso e dell'avventura. Dalle strade sterrate dei deserti dell'Ovest alle levigate autostrade volute da Eisenhower, i bus della Greyhound erano gli unici veri re della strada. Ritornare oggi sulle corriere del levriero lungo le vecchie highway che hanno fatto da sfondo alle avventure di generazioni di viaggiatori significa scoprire gli splendori andati e le piccole miserie quotidiane; ascoltare le storie di chi, nell'era del jet, è ancora costretto ad attraversare l'America in autobus; saper vedere, dietro queste vite dimenticate e marginali, i neri che all'inizio del XX secolo lasciano le piantagioni per il Nord, gli oakies di Steinbeck che fuggono la Grande Carestia verso la California, gli hobo che saltano sui vagoni dei treni in corsa verso la libertà; significa riconoscere in fondo a ogni rettilineo, dietro ogni curva, all'inizio di ogni viaggio, il fantasma del blacktop (il manto nero dell'asfalto), spirito delle strade americane, anima del mito, che nasce dalle piste sterrate dei pionieri, sopravvive ai bordi delle highway di provincia, si nasconde nelle stazioni di servizio dalle forme più strane, si affaccia sulla Old Route 66, declassata e bistrattata dai pubblicitari di mezzo mondo, ma pur sempre la più famosa delle vecchie strade d'America. [